Presentazione Scientifica
A Medicina Top, il Prof. Carlo Tremolada — Direttore Scientifico di IMAGE REGENERATIVE e inventore del metodo Lipogems® — spiega come il tessuto adiposo microfratturato sfrutti i periciti e i precursori delle cellule staminali mesenchimali per sostenere la guarigione naturale. Il confronto attraversa le applicazioni cliniche, dall'ortopedia alla chirurgia ricostruttiva, il quadro normativo che rende possibili queste terapie in Italia e le prospettive future, inclusa la ricerca sugli esosomi condotta da Exogems a Losanna.
Marco: Ciao, Carlo.
Carlo: Ciao, Marco.
Marco: Medicina top. Veniamo dalla stessa scuola — il grande Professor Donati.
Carlo: Esatto. Mi fa piacere.
Marco: Carlo, parliamo dei tuoi studi sul grasso — un ambito che ci accomuna e ci ha accomunato molto. Quale intuizione ha dato il via alle tue ricerche?
Carlo: Più che un'intuizione è stata la passione che ho sempre avuto per la biologia molecolare, per la biologia, per la scienza in generale. Se ben ricordi, quelli erano gli anni in cui si parlava di staminali del grasso, si cercava di isolarle dal tessuto adiposo. Sulla carta sembrava un'idea molto intelligente: isolare le staminali, concentrarle nel grasso stesso e presumere che funzionasse meglio. In realtà è emerso chiaramente — una cosa che avevo osservato anche negli ustionati, dove più sottile è il trapianto di pelle, meglio attecchisce — che ridurre al massimo le dimensioni delle particelle di grasso da trapiantare poteva essere più efficace. In quel periodo si provava con cannule sempre più sottili, che però richiedevano un'eternità per estrarre il tessuto.
Marco: Siete entrambi chirurghi un po' impazienti —
Carlo: Di sicuro — e innovativi. Ho pensato: se preleviamo il grasso con cannule normali che ne preservano molto meglio la struttura, e poi lo riduciamo a dimensioni molto piccole mantenendone la struttura, questo dovrebbe far funzionare meglio le staminali presenti nella rete vascolare del tessuto adiposo. L'intuizione è stata questa: trovare un sistema per ridurre il tessuto adiposo in piccolissimi pezzetti senza distruggerlo, e vedere se funzionava meglio.
Marco: Perché il tessuto adiposo si è rivelato una risorsa così preziosa per la rigenerazione? Te lo chiedo a nome delle persone che ci seguono da casa.
Carlo: Il tessuto adiposo è ampiamente vascolarizzato da microvasi — ha una rete enorme. Su questi microvasi si trovano delle cellule chiamate periciti, i precursori delle cellule staminali mesenchimali, quelle che riparano il tessuto. Come chirurghi plastici, abbiamo anche avuto la fortuna che le persone si sottoponessero volentieri alla liposuzione, per cui avevamo a disposizione tessuto in abbondanza che sembrava inutile, destinato alla pattumiera, ma che si è rivelato estremamente prezioso.
Marco: Quindi le ricerche su questo grasso, una volta scoperto che era pieno di staminali —
Carlo: Esatto. Si è tentato di isolarle, ma isolarle non era la strada giusta, perché le cellule perdono informazione quando vengono separate dal loro contesto. Il concetto è diventato: lasciare tutto insieme, frammentare il tessuto in pezzi piccolissimi e, se riesci davvero a non distruggerli — che è la parte difficile — si attaccano, funzionano per un tempo molto lungo e si dà loro il tempo di rigenerare in maniera naturale. E funziona.
Marco: Per chiarire ai nostri telespettatori, Carlo — è giusto che sappiano che il grasso, spesso così mal visto, è in realtà enormemente utile per tutto quello che ci hai raccontato. Il Professor Tremolada parla degli aspetti rigenerativi, ma sappiamo entrambi — e lui è un grande esperto in questo — che ha anche un effetto volumizzante nelle zone in cui serve, e un effetto antidolorifico, per esempio nelle mammelle irradiate e ricostruite, con potenzialità veramente grandi.
Carlo: Sì, assolutamente. Il grasso ha frontiere ancora largamente inesplorate — ma già quelle esplorate sono impressionanti. Tutta questa rete microvascolare con queste cellule sopra — e gli stessi adipociti, le cellule del grasso, producono delle sostanze, quasi come se avessimo a disposizione una farmacia personalizzata.
Marco: Inestimabile.
Carlo: Inestimabile — e se lasci tutto insieme invece di cercare di separare le componenti, come nella stromal vascular fraction o con le staminali isolate, il risultato è molto migliore perché non si perde informazione.
Marco: Probabilmente funziona ancora meglio perché sono pezzettini piccoli, facili da inserire nelle articolazioni o in altre zone.
Carlo: Esatto.
Marco: Arriviamo al punto, così chiariamo una volta per tutte qual è la procedura — soprattutto nell'articolazione — attraverso cui viene impiegato il grasso di cui hai parlato.
Carlo: L'idea non è partita dal mettere il grasso nelle articolazioni — che quindici anni fa sembrava una bestemmia. È partita dal fatto che in maxillofacciale si usa spesso il grasso come interposizione nelle articolazioni, compresa la temporomandibolare. Visto che il grasso era così ricco di staminali, e visti gli studi sulle staminali isolate che a volte funzionavano e a volte no, mi sono chiesto: perché non iniettiamo direttamente il grasso microfratturato nell'articolazione? Invece di prendere un pezzo di grasso isolato, aprire e fare una procedura invasiva, si fa con un'infiltrazione.
Marco: Dall'esterno — in modo molto meno traumatico.
Carlo: Molto meno traumatico. Sono pezzi piccolissimi e l'articolazione è un ambiente difficile — il tessuto non attecchisce facilmente. Ma abbiamo dimostrato che i frammenti microfratturati di circa 300 micron — così piccoli che non si riescono a prelevare nemmeno con le cannule più sottili — attecchiscono perfettamente alla sinovia, la membrana che guida la rigenerazione articolare.
Marco: E che viene enormemente potenziata.
Carlo: Enormemente potenziata. Se non avessimo la rigenerazione naturale dell'articolazione, saremmo tutti campioni a vent'anni. È un processo naturale — questo semplicemente lo facilita e lo potenzia.
Marco: Oltre a creare, come ho sempre immaginato, un potente effetto antinfiammatorio.
Carlo: Ed è bifasico — se posso spiegarti una cosa, perché sono maniacale sulla parte di biologia molecolare. Queste celluline che stanno sui vasi si staccano quando introduci il tessuto come Lipogems®. Nell'atto di staccarsi, capiscono attraverso i loro recettori cosa sta succedendo, identificano il problema molecolare nel tessuto circostante e iniziano a rilasciare sostanze — antinfiammatorie e morfino-simili. Ecco l'effetto antidolorifico: sindrome di Arnold, mammelle ricostruite, cicatrici dolenti. Funzionano in modo incredibile, come ben sai. L'effetto pieno arriva dopo circa sei settimane, ma iniziano a segnalare immediatamente, comunicando alle staminali locali già differenziate cosa fare. È un messaggio estremamente potente, e la chiave è proprio la microfratturazione.
Marco: Cosa non è possibile rigenerare ad oggi?
Carlo: Sembra che il tessuto nervoso non sia ancora rigenerabile — ma io sono convinto che lo sarà.
Marco: La penso esattamente come te.
Carlo: Abbiamo avuto qualche esperienza confortante — parti del viso che non si muovevano, sopracciglia che non risalivano, che hanno gradualmente ripreso a muoversi in modo simmetrico al lato opposto dopo infiltrazioni di lipofilling. Sui nervi periferici e soprattutto sui muscoli periferici che sembrano persi — anche anni dopo, quando tradizionalmente non si può fare quasi nulla — un muscolo pre-trattato con Lipogems® o tessuto adiposo, a mio avviso in maniera un po' meno potente, può recuperare la funzionalità. Per esempio, dopo un successivo trapianto nervoso il recupero arriva più facilmente.
Marco: Vorrei parlarti proprio del muscolo — il grande futuro è lì. I colleghi che condividono la nostra passione per la biologia sono già affascinati da cosa possa fare un muscolo, e da come potenziarlo attraverso il grasso. Ma guardando a dieci anni — cosa resterà della medicina rigenerativa di oggi? Dove arriveremo secondo te?
Carlo: La medicina rigenerativa di oggi è, secondo me, ancora molto bloccata da problemi regolatori. Il nostro Centro Nazionale Trapianti in Italia ha superato questa cosa — riconosce la procedura. Mi ricordo le difficoltà iniziali: ai congressi la gente veniva semplicemente a domandarsi se il mio fosse un trapianto lecito o non lecito.
Marco: Pensa te che follia.
Carlo: Io dicevo: è un innesto. Avevo usato un innesto di pelle; questa volta un innesto di grasso. Il problema è il concetto di omo-funzionalità — l'idea, in teoria sostenuta dall'EMA, l'Agenzia Europea per i Medicinali, che si debba trapiantare un tessuto nello stesso tessuto. La mia posizione è: questo è un trapianto di microvasi. I microvasi sono ovunque, quindi si possono trapiantare ovunque — basta dimostrare che sia sicuro. Ed è quello che il Centro Nazionale Trapianti ha accettato, e grazie a questo l'Italia sta diventando uno dei centri più avanzati al mondo.
Marco: Le regole aiutano tantissimo la ricerca — la ricerca non deve essere completamente libera. Noi chirurghi lo sappiamo bene. Carlo — per te che sei così esperto del grasso rigenerativo: qual è la domanda che la chirurgia rigenerativa e la medicina rigenerativa non si sono ancora poste? Guardando più in là, quali domande potremmo porci?
Carlo: Secondo me la medicina rigenerativa è sostanzialmente il supportare tutto ciò che amplifica la capacità rigenerativa del proprio corpo. Potremmo andare oltre usando sistemi di medicina rigenerativa per trattare patologie. Sto conducendo ricerche in questa direzione — e ho aperto anche un'altra azienda a Losanna, Exogems, focalizzata sugli esosomi. Sono probabilmente due direzioni che perseguiremo in futuro. Attraverso queste vescicole rilasciate dal tessuto adiposo, probabilmente apriremo la porta alle terapie allogeniche — cioè puoi prendere il grasso da una persona e darlo a un'altra. La seconda cosa eccezionale — sono già uscite due pubblicazioni su questo — è che il tessuto adiposo, e in particolare quello microfratturato, per la sua favorevole farmacocinetica, è uno straordinario drug delivery system, un sistema per portare farmaci. Con il Professor Broggi al Besta si sta facendo un lavoro molto interessante per vedere se il tessuto microfratturato, associato al paclitaxel — un potente antitumorale con effetti collaterali importanti — possa essere usato in determinate applicazioni.
Marco: Queste ricerche sono veramente promettenti per il futuro, Carlo. Sei stato utilissimo per spiegare ai nostri telespettatori un pezzetto del futuro della medicina. Grazie.
Carlo: Grazie a te.