
Medicina Rigenerativa
Il doppio mento è uno degli inestetismi che portano più spesso le persone a chiedere una consulenza nelle nostre sedi di Milano e di St. Moritz, e quasi sempre con la stessa frase: ho provato a dimagrire, ma qui non cambia niente.
È un'osservazione corretta, e spiega perché il problema meriti una valutazione dedicata invece di un rimedio generico. In Image Regenerative lavoriamo su questa zona con protocolli calibrati sulla causa prevalente, combinando tecnologie lipolitiche, trattamenti di tonificazione e, in casi selezionati, la chirurgia.
Il confronto tra criolipolisi e lipoaspirazione è il punto di partenza più utile per capire che cosa può fare davvero un approccio non chirurgico.
Con doppio mento, o pappagorgia, si indica l'accumulo di tessuto nella regione sottomentoniera, cioè lo spazio compreso tra il mento e il collo. Il risultato visibile è una piega aggiuntiva sotto la mandibola e un profilo che appare appesantito, con la perdita di quella linea netta che separa il volto dal collo.
A generarlo concorrono tre componenti diverse, ed è la loro proporzione a determinare quale trattamento abbia senso:
· Il grasso sottomentoniero, un deposito localizzato che risponde poco alla dieta.
· La lassità cutanea, cioè la riduzione di tono ed elasticità della pelle che accompagna il passare degli anni.
· Il cedimento del platisma, il muscolo sottile che riveste il collo e che con il tempo tende a rilassarsi.
Capire quale componente prevale è la parte più importante della visita. Un accumulo adiposo in una pelle ancora tonica si affronta in modo diverso da un profilo che si è ammorbidito soprattutto per lassità, anche quando l'aspetto esteriore sembra simile.

Il peso è la causa più intuitiva ma è lontana dall'essere l'unica. Un aumento ponderale favorisce il deposito adiposo anche in questa regione, però molte persone normopeso convivono con un doppio mento evidente, e questo dipende dagli altri fattori in gioco.
La genetica pesa in modo considerevole: esiste una predisposizione familiare ad accumulare grasso nell'area sottomentoniera, e la stessa predisposizione spiega perché la zona resista al dimagrimento generale. Chi ha questa caratteristica perde centimetri altrove prima che sul mento.
L'età agisce su un piano differente. Con il tempo il collagene e l'elastina si riducono, la pelle perde compattezza e il platisma si rilassa: il profilo cede anche in assenza di grasso in eccesso. È il motivo per cui, dopo una certa età, i soli trattamenti lipolitici possono risultare insufficienti.
La postura ha un ruolo spesso sottovalutato. Le molte ore trascorse con il capo flesso in avanti, davanti a uno schermo o a un telefono, accorciano cronicamente la regione anteriore del collo e accentuano la piega sottomentoniera.
Va infine considerata la struttura ossea. Quando il mento è poco proiettato, per conformazione o per una discrepanza tra le arcate dentarie, il profilo appare appesantito anche con pochissimo tessuto adiposo. In questi casi il problema è di proporzioni scheletriche e la risposta corretta passa da una valutazione della struttura, non da un trattamento sul grasso.

La medicina estetica offre oggi strumenti in grado di intervenire su questa zona senza sala operatoria, con la premessa realistica che agiscono in modo progressivo e su bersagli precisi.
La logica di scelta segue la componente prevalente. Se il problema è adiposo, si lavora sulle cellule di grasso, con il freddo controllato oppure con sostanze lipolitiche iniettabili. Se il problema è di tono, si stimolano collagene ed elastina con tecnologie che riscaldano il derma in profondità. Nella maggior parte dei casi reali le due componenti coesistono, e il protocollo combina entrambe le direzioni in sequenza.
Un altro elemento da mettere in conto è il tempo. Queste tecnologie agiscono attraverso processi biologici, quindi il risultato si osserva nell'arco di settimane e non al termine della seduta. Chi si aspetta un cambiamento immediato resta deluso da un percorso che invece sta funzionando: nella nostra pratica, spiegare in anticipo la curva temporale è parte del trattamento, perché consente di valutare il risultato nel momento giusto e di decidere con dati reali se proseguire.
Va detto con altrettanta chiarezza che cosa un approccio non chirurgico riesce a fare e che cosa gli resta precluso. Davanti a un eccesso cutaneo importante, a bande platismali marcate o a una struttura ossea sfavorevole, le tecnologie possono migliorare l'aspetto della zona, mentre il riassetto vero della linea mandibolare richiede altri strumenti. Dirlo in visita evita percorsi lunghi e deludenti.
La criolipolisi, nella versione CoolSculpting, sfrutta il raffreddamento controllato tra gli undici e i tredici gradi sotto zero. A quella temperatura le cellule adipose perdono vitalità e vengono rimosse dall'organismo per via fisiologica nelle settimane successive, senza danno per pelle, nervi e muscoli. La seduta dura tra i trenta e i sessanta minuti per area, non richiede anestesia né incisioni e consente di riprendere subito le attività quotidiane. Le sedute si distanziano di sei o otto settimane, perché il risultato si costruisce gradualmente.
L'intralipoterapia agisce con una logica diversa. Attraverso micro iniezioni si introducono soluzioni lipolitiche biocompatibili, come l'acido desossicolico e la fosfatidilcolina, che frammentano il tessuto adiposo; il materiale disciolto viene poi drenato attraverso il sistema linfatico. Anche in questo caso la seduta occupa tra i trenta e i sessanta minuti e il ciclo prevede sedute a distanza di quattro o sei settimane.
Sul versante della tonificazione lavorano le Coolwaves, microonde selettive che agiscono contemporaneamente su cellule adipose, tessuto connettivo e pelle. Il riscaldamento controllato stimola la produzione di collagene ed elastina mentre un sistema di raffreddamento protegge la superficie cutanea. Ogni zona richiede da quindici a venti minuti e il protocollo prevede da quattro a sei sedute a distanza di due o tre settimane.
Trattamento | Su che cosa agisce | Durata seduta | Ritmo del ciclo |
Criolipolisi CoolSculpting | Cellule adipose, con raffreddamento controllato | 30-60 minuti per area | Sedute distanziate di 6-8 settimane |
Intralipoterapia | Cellule adipose, con soluzioni lipolitiche iniettabili | 30-60 minuti | Sedute distanziate di 4-6 settimane |
Coolwaves | Grasso, connettivo e tono cutaneo, con microonde selettive | 15-20 minuti per zona | 4-6 sedute distanziate di 2-3 settimane |
L'idoneità va sempre verificata da un medico: alcune condizioni cliniche sconsigliano queste procedure, e volumi adiposi importanti hanno indicazioni differenti.
Gli esercizi mirati per il collo e per il platisma hanno un ruolo, a patto di collocarlo nella giusta prospettiva. Il lavoro muscolare migliora il tono della muscolatura cervicale anteriore e sostiene la regione sottomentoniera, ma agisce sul muscolo e lascia sostanzialmente invariato il deposito adiposo sovrastante. Nessuna ginnastica facciale, per quanto costante, produce una riduzione selettiva del grasso in un'area circoscritta.
Ciò che incide davvero, e che consigliamo sempre come base, riguarda le abitudini quotidiane. La correzione posturale è il primo intervento: mantenere lo schermo all'altezza degli occhi e recuperare l'estensione del collo riduce l'accentuazione meccanica della piega. Un'attività aerobica regolare, associata a un'alimentazione equilibrata, agisce sulla massa grassa complessiva e migliora anche questa zona nelle persone in sovrappeso. Attenzione infine al sodio e all'idratazione, perché la ritenzione di liquidi accentua il gonfiore della regione in modo transitorio ma visibile.
Una precisazione utile riguarda i rimedi casalinghi che circolano in rete. Creme, cerotti e dispositivi che promettono di rimodellare il profilo agiscono al più sull'idratazione superficiale della pelle e sul gonfiore momentaneo, senza raggiungere il tessuto adiposo profondo né il piano muscolare. Considerarli per quello che sono, cioè gesti di cura quotidiana, evita di rimandare una valutazione che potrebbe indirizzare verso soluzioni realmente efficaci.
Nell'esperienza del nostro team, questi rimedi rendono più stabile nel tempo il risultato ottenuto con i trattamenti medici, mentre da soli raramente modificano un doppio mento strutturato.
Quando la componente prevalente è la lassità dei tessuti e non il grasso, la strada cambia. In presenza di eccesso cutaneo, di bande platismali evidenti o di una perdita netta della linea mandibolare, le tecnologie non invasive migliorano la qualità della pelle senza riposizionare ciò che è sceso. In questi casi l'indicazione diventa chirurgica.
Il minilifting interviene sul terzo inferiore del volto, quindi su mandibola, guance e mento, con un'invasività ridotta rispetto al lifting completo, ed è indicato nelle lassità moderate. Il lifting parziale si concentra invece su una singola area, il collo per esempio, quando il resto del viso non necessita di correzione. Quando il profilo dipende soprattutto dalla scarsa proiezione del mento, la valutazione considera anche la mentoplastica, perché in quel caso agire sul grasso porterebbe un beneficio marginale.
Qui entra in gioco l'approccio rigenerativo che caratterizza il nostro lavoro. Nel lifting rigenerativo il riposizionamento chirurgico dei tessuti viene associato all'innesto di tessuto adiposo autologo trattato con tecnologia Lipogems: le cellule mesenchimali contenute nel grasso del paziente hanno proprietà antinfiammatorie e rigenerative, favoriscono una guarigione più rapida e migliorano la qualità della pelle, oltre alla sua posizione. Il decorso segue tempi definiti: gonfiore ed ecchimosi iniziano a ridursi entro la prima settimana e continuano a migliorare nelle due o tre settimane successive.
La differenza rispetto a un lifting tradizionale sta in questo passaggio. Riposizionare i tessuti corregge la geometria del collo, mentre l'innesto rigenerativo interviene anche sulla qualità dei tessuti riposizionati, che è la variabile da cui dipende la tenuta del risultato nel tempo.
Migliorano il tono della muscolatura del collo e sostengono la regione sottomentoniera, quindi hanno un ruolo di supporto. Non riducono però in modo selettivo il grasso localizzato, perché il dimagrimento mirato di una singola area non è fisiologicamente possibile. Restano utili come abitudine associata ai trattamenti medici e alla correzione posturale, più che come rimedio unico.
Sì, ed è una situazione frequente. La predisposizione genetica ad accumulare grasso nella regione sottomentoniera, la lassità cutanea legata all'età, il rilassamento del platisma e una scarsa proiezione del mento producono un profilo appesantito anche in persone normopeso. È il motivo per cui il dimagrimento generale, da solo, spesso lascia la zona invariata.
Il numero dipende dalla quantità di tessuto adiposo e dall'obiettivo, e viene definito dal medico dopo la valutazione. Ogni seduta dura tra i trenta e i sessanta minuti per area e le sedute si distanziano di sei o otto settimane, perché la rimozione delle cellule trattate avviene per via fisiologica e in modo progressivo nelle settimane successive.
Quando la componente prevalente è l'eccesso cutaneo o il cedimento del platisma, e non il grasso. In presenza di bande platismali marcate, di lassità importante o di una linea mandibolare ormai indefinita, i trattamenti non invasivi migliorano la qualità della pelle senza riposizionare i tessuti discesi. In quei casi il minilifting o il lifting parziale del collo offrono una risposta adeguata.
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