
Medicina Rigenerativa
Noi di Image Regenerative affianchiamo ogni giorno persone che convivono con l'incontinenza fecale, un disturbo delicato che influisce in modo profondo sulla qualità della vita, sulle relazioni e sulla serenità quotidiana.
All'interno del nostro percorso di colonproctologia rigenerativa con Lipogems uniamo la chirurgia proctologica specialistica alla medicina rigenerativa basata sul tessuto adiposo autologo microframmentato, ricco di cellule mesenchimali, sviluppato dal Professor Carlo Tremolada.
Il nostro obiettivo è trattare la debolezza dello sfintere anale agendo sulla causa del problema, così da aiutare la persona a recuperare il controllo intestinale in modo naturale e minimamente invasivo. In questa guida vediamo che cos'è l'incontinenza fecale, quali sono i sintomi e le cause, e in che modo le cure rigenerative aprono una prospettiva diversa rispetto ai rimedi convenzionali.
L'incontinenza fecale è la perdita involontaria di feci, liquide o solide, e in alcuni casi di gas, dovuta a una ridotta capacità di controllare la defecazione. È una condizione più diffusa di quanto si pensi, spesso vissuta con imbarazzo e per questo raccontata al medico con notevole ritardo.
I sintomi si presentano in forme diverse. Nell'incontinenza da urgenza la persona avverte uno stimolo improvviso e impellente e non riesce a raggiungere il bagno in tempo. Nell'incontinenza passiva la perdita avviene senza che se ne percepisca l'avviso, talvolta associata a piccole fuoriuscite di muco o a un soiling della biancheria. A questi disturbi si aggiungono spesso una sensazione di svuotamento incompleto e una progressiva perdita di fiducia nelle attività fuori casa. Il disagio psicologico che ne deriva porta molte persone a ridurre la vita sociale, motivo per cui un inquadramento tempestivo è importante quanto la terapia stessa.
Le cause dell'incontinenza fecale sono spesso molteplici e tendono a sommarsi nel tempo. Tra le più frequenti nelle donne figurano i traumi ostetrici: il parto naturale, in particolare quando accompagnato da lacerazioni perineali o da episiotomia, può danneggiare la muscolatura sfinterica e i nervi del pavimento pelvico, con effetti che a volte si manifestano solo a distanza di anni.
Anche gli esiti cicatriziali di pregressi interventi nella regione perianale possono, in alcuni casi, influire sulla tenuta dello sfintere. Con l'avanzare dell'età la muscolatura perde tono e la sensibilità rettale si riduce, favorendo la comparsa del disturbo. Contribuiscono inoltre le patologie neurologiche come diabete, sclerosi multipla, esiti di ictus o lesioni midollari, la diarrea cronica legata a malattie infiammatorie intestinali, il prolasso rettale e la neuropatia del nervo pudendo. Riconoscere il fattore predominante è il primo passo per impostare una cura mirata.
Nella popolazione anziana l'incontinenza fecale diventa più comune per una combinazione di fattori. La sarcopenia, cioè la progressiva perdita di massa e forza muscolare, interessa anche gli sfinteri anali e riduce la capacità di trattenere le feci. A questo si aggiungono un tono sfinterico più debole, una minore sensibilità del retto e una ridotta elasticità dei tessuti.
Il quadro si complica quando entrano in gioco la ridotta mobilità, che rende più difficile raggiungere il bagno in tempo, eventuali deficit cognitivi e l'uso di farmaci che alterano la consistenza delle feci. Negli anziani, inoltre, tendono a sommarsi gli effetti di parti e interventi avvenuti in passato. Per questo la valutazione della persona anziana richiede uno sguardo complessivo, capace di tenere conto della fragilità generale e di puntare a migliorare in modo realistico la continenza e l'autonomia quotidiana.
Una diagnosi accurata è la base di ogni trattamento efficace, e in questo la colonproctologia svolge un ruolo centrale. Il percorso inizia con un'anamnesi dettagliata e con l'esame obiettivo, che comprende l'esplorazione rettale per valutare il tono e la forza dello sfintere.
Per approfondire, lo specialista si avvale di indagini strumentali mirate. La manometria anorettale misura la pressione e la competenza della muscolatura sfinterica, mentre l'ecografia endoanale permette di visualizzare con precisione eventuali lesioni o interruzioni degli sfinteri. In casi selezionati si ricorre alla videodefecografia, che analizza la dinamica dell'evacuazione, e all'elettromiografia per studiare l'attività muscolare. Quando serve, il quadro si completa con una colonscopia. Presso Image Regenerative questo inquadramento è coordinato dal Dott. Alberto Giori, tra i primi in Italia ad applicare la terapia rigenerativa alla chirurgia proctologica, così da tradurre i dati diagnostici in un piano di cura personalizzato.
Le cure tradizionali per l'incontinenza fecale seguono in genere un approccio graduale. Nelle forme lievi si interviene sullo stile di vita e sull'alimentazione, aumentando l'apporto di fibre per regolarizzare l'alvo, e si utilizzano farmaci antidiarroici per rendere le feci più compatte. Un ruolo importante è affidato alla riabilitazione del pavimento pelvico con tecniche di biofeedback, che aiutano a rinforzare e coordinare la muscolatura.
Nei casi più impegnativi si valutano la neuromodulazione sacrale, l'iniezione di agenti di riempimento e, quando indicato, la sfinteroplastica chirurgica per riparare lo sfintere danneggiato. Nelle situazioni gravi si può arrivare alla colostomia.
Sebbene questi rimedi offrano benefici concreti, possono presentare dei limiti nel lungo periodo, legati al progressivo indebolimento dei tessuti riparati o all'esaurimento dell'effetto delle sostanze di riempimento.
Proprio a partire da questi limiti, in Image Regenerative abbiamo scelto di affiancare alle tecniche classiche l'approccio rigenerativo, che mira a ricostruire la qualità del tessuto sfinterico invece di limitarsi a gestirne le conseguenze.
Aspetto | Rimedi tradizionali | Approccio rigenerativo con Lipogems |
Meccanismo d'azione | Gestione del sintomo o riparazione meccanica | Stimolo della rigenerazione dei tessuti sfinterici |
Invasività | Da moderata a elevata nelle opzioni chirurgiche | Minimamente invasivo, in anestesia locale |
Materiale impiegato | Sostanze esterne o sintetiche | Tessuto adiposo autologo del paziente |
Bersaglio principale | Riparazione anatomica o gestione sintomatologica | La debolezza tissutale di base |
Ripresa | Variabile, talvolta prolungata | Rapida, con rientro precoce alle attività |
Le cure rigenerative rappresentano una delle direzioni più promettenti della moderna colonproctologia, e Lipogems ne è un esempio concreto. La tecnica utilizza il tessuto adiposo dello stesso paziente, prelevato con una piccola aspirazione dall'addome in anestesia locale.
Il tessuto viene poi microframmentato attraverso un sistema chiuso, senza manipolazioni chimiche, per ottenere un concentrato ricco di cellule staminali mesenchimali, fattori di crescita e componenti che sostengono la riparazione.
Questo concentrato viene infiltrato nella muscolatura degli sfinteri anali, dove le cellule esercitano un'azione anti-infiammatoria e stimolano i processi rigenerativi dei tessuti indeboliti o cicatriziali. L'intera procedura dura in media dai 60 ai 90 minuti e si svolge in regime ambulatoriale, con un rientro alle attività quotidiane generalmente rapido.
Un primo studio pilota condotto dall'équipe di Image Regenerative e pubblicato nel 2015 ha seguito per due anni i primi cinque pazienti trattati con questa metodica, osservando un miglioramento significativo della continenza e una riduzione del dolore. Si tratta di risultati incoraggianti, che vanno comunque valutati caso per caso.
Il principale valore dell'approccio con Lipogems per la rigenerazione dello sfintere sta nell'agire direttamente sulla qualità del tessuto muscolare, andando oltre il semplice controllo momentaneo dei sintomi. Trattandosi di tessuto autologo, il rischio di reazioni di rigetto è molto contenuto, e la natura minimamente invasiva della procedura la rende adatta anche a chi preferisce evitare interventi più aggressivi.
L'infiltrazione può contribuire a rinforzare la muscolatura sfinterica, ad attenuare il dolore e a migliorare in modo graduale la capacità di trattenere le feci. È importante sottolineare che i risultati possono variare da persona a persona in base al quadro clinico di partenza.
Il recupero è in genere agevole. Dopo la procedura si consiglia un periodo di attenzione all'alimentazione e all'igiene locale, con controlli programmati a distanza di uno, tre, sei e dodici mesi per monitorare l'evoluzione. In molti casi il percorso viene integrato con esercizi di fisioterapia perineale per ottimizzare la funzione.
Il trattamento è disponibile presso le sedi di Image Regenerative di Milano e St. Moritz, dove ogni piano di cura viene definito dopo una valutazione specialistica, perché la scelta della terapia più adatta dipende sempre dalla causa e dal grado dell'incontinenza.
L'incontinenza fecale si può trattare e, in molti casi, migliorare in modo significativo. Il risultato dipende dalla causa e dalla gravità del disturbo. Le opzioni spaziano dalla riabilitazione del pavimento pelvico alle terapie rigenerative come Lipogems, che agiscono sulla debolezza dei tessuti sfinterici. Una valutazione colonproctologica accurata permette di individuare il percorso più indicato per ciascuna persona.
Lo specialista di riferimento è il colonproctologo, il medico esperto nelle patologie della regione ano-rettale e del pavimento pelvico. Attraverso l'esame clinico e indagini come la manometria anorettale e l'ecografia endoanale individua la causa del disturbo e propone la terapia più adatta, dalle opzioni conservative fino alle soluzioni rigenerative.
Il trattamento prevede il prelievo di una piccola quantità di tessuto adiposo dall'addome, la sua microframmentazione con un sistema chiuso e l'infiltrazione del concentrato ricco di cellule staminali mesenchimali nella muscolatura sfinterica. Le cellule svolgono un'azione anti-infiammatoria e rigenerativa che mira a rinforzare i tessuti e a migliorare la continenza.
La procedura dura in media dai 60 ai 90 minuti e si esegue in anestesia locale, in regime ambulatoriale. La ripresa delle normali attività è di solito rapida. Sono previsti controlli a uno, tre, sei e dodici mesi, spesso affiancati da esercizi di fisioterapia perineale per sostenere i risultati nel tempo.
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