
Medicina Rigenerativa
Riparare un tessuto danneggiato, rigenerarlo davvero oppure intervenire prima che si rovini sono tre obiettivi distinti, che richiedono strumenti distinti. La medicina rigenerativa li tiene insieme, ed è una delle ragioni per cui viene raccontata male.
In Image Regenerative, nelle sedi di Milano e di St. Moritz, il tessuto adiposo microframmentato con Lipogems è lo strumento attorno a cui è stato costruito l'intero dipartimento rigenerativo.
Vediamo che cosa significa rigenerare in senso clinico, come si distinguono le tre strategie, quali materiali vengono utilizzati e che cosa dicono oggi le evidenze disponibili.

La medicina rigenerativa raggruppa gli approcci che puntano a ripristinare la struttura e la funzione di un tessuto danneggiato, invece di limitarsi a controllarne i sintomi o a sostituirlo con un dispositivo. La differenza rispetto alla medicina convenzionale sta nell'obiettivo biologico, perché un antinfiammatorio riduce il dolore mentre un approccio rigenerativo cerca di modificare le condizioni del tessuto che quel dolore lo produce.
Il principio operativo consiste nel fornire all'organismo le condizioni per fare un lavoro che sa già fare. Ogni tessuto possiede una capacità riparativa propria, che però diminuisce con l'età, con l'infiammazione cronica e con la riduzione della vascolarizzazione locale. Le terapie rigenerative intervengono su questi tre fattori.
Questo spiega anche perché la stessa procedura dia esiti diversi in persone diverse. Un tessuto ben vascolarizzato, in un organismo che dorme a sufficienza e si muove con regolarità, risponde meglio di un tessuto cronicamente infiammato in una persona sedentaria. Il materiale infiltrato è identico, mentre il terreno su cui arriva cambia parecchio, e il terreno si può preparare.
Il materiale più studiato in questo ambito è il tessuto adiposo. Una revisione narrativa pubblicata su Medicine nel 2025 ricorda che il grasso sottocutaneo è una fonte vantaggiosa di cellule mesenchimali per accessibilità e facilità di prelievo, che queste cellule risiedono nella frazione stromale vascolare e che possono essere ottenute con metodi puramente meccanici, dando origine al tessuto adiposo microframmentato. Gli autori descrivono il potenziale delle iniezioni locali nel favorire la rigenerazione dei tessuti, pur trattandosi di una revisione narrativa e non di una sintesi sistematica delle prove.
La domanda del titolo ha una risposta articolata, perché le tre strategie non sono alternative fra loro ma rispondono a momenti diversi della storia di un tessuto. Confonderle è il modo più rapido per costruire aspettative sbagliate.
Strategia | Obiettivo | Esempio clinico | Limite |
Riparare | Chiudere un danno acuto ripristinando la continuità | Sutura di un tendine, guarigione di una ferita | Produce tessuto cicatriziale, meno funzionale dell'originale |
Rigenerare | Ricostituire tessuto con struttura e funzione proprie | Infiltrazione di tessuto adiposo in un'articolazione artrosica | Richiede una riserva biologica residua su cui lavorare |
Prevenire | Rallentare il deterioramento prima del danno | Percorsi di longevità, carico controllato, gestione dell'infiammazione | Beneficio poco visibile nell'immediato, richiede continuità |
La prevenzione è la strategia meno spettacolare e spesso la più redditizia, perché agisce quando la riserva biologica del tessuto è ancora alta. La rigenerazione dà il meglio in una fascia intermedia, quando il danno esiste ma la struttura conserva una capacità di risposta. Quando invece la cartilagine è esaurita o l'articolazione è deformata, la risposta corretta torna a essere protesica, e dirlo in visita fa parte del lavoro.

Il termine cellule staminali viene usato con molta disinvoltura, quindi conviene precisare di cosa si parla in ambito clinico. Le cellule impiegate nelle terapie rigenerative autologhe sono cellule stromali mesenchimali adulte, prelevate dal paziente stesso. Con le cellule staminali embrionali, che in Italia non hanno alcun impiego in questi trattamenti, non hanno niente a che vedere.
Il meccanismo d'azione oggi più accreditato non è quello che molti immaginano. Queste cellule non si trasformano in massa nel tessuto da ricostruire, ma agiscono soprattutto per via paracrina, cioè rilasciando fattori di crescita, citochine e vescicole extracellulari che modulano l'infiammazione locale, stimolano la formazione di nuovi vasi e attivano le cellule residenti del tessuto ospite. In altre parole svolgono un ruolo di regia più che di materiale da costruzione.
Attorno a loro conta molto il contesto. La nicchia in cui le cellule vengono collocate, cioè la matrice che le circonda e la loro organizzazione tridimensionale, incide sulla sopravvivenza e sull'efficacia dell'impianto. È questo il motivo per cui le tecniche che preservano la struttura del tessuto prelevato, invece di ridurlo a una sospensione di cellule isolate, hanno attirato interesse crescente.
Da qui discende una conseguenza che riguarda direttamente il paziente. Due trattamenti presentati con lo stesso nome commerciale possono differire molto per il modo in cui il materiale viene prelevato e processato, e quindi per ciò che viene effettivamente infiltrato. Chiedere quale metodica venga impiegata, se preveda l'uso di enzimi e se il sistema sia chiuso è una domanda legittima, e la risposta dovrebbe arrivare senza esitazioni.
Le terapie autologhe utilizzano materiale biologico del paziente stesso, il che riduce i problemi di compatibilità e semplifica il quadro regolatorio. Le due famiglie più diffuse hanno caratteristiche distinte e un rapporto di complementarità che viene spesso frainteso.
Le principali opzioni autologhe disponibili oggi si distinguono così:
Sul rapporto fra plasma ricco di piastrine e tessuto adiposo vale la pena essere espliciti. Le due tecniche vengono spesso presentate come concorrenti, mentre nella pratica si affiancano, perché agiscono su piani diversi e con tempi diversi. La scelta dipende dal tessuto, dallo stadio del danno e dall'obiettivo funzionale, e in diversi protocolli le si utilizza in sequenza.
La procedura con tessuto adiposo microframmentato, nella versione messa a punto dal Prof. Carlo Tremolada, segue tre passaggi. Il tessuto viene prelevato dalla regione addominale con una microcannula, processato meccanicamente in un sistema chiuso che lo riduce in cluster di piccole dimensioni senza enzimi né additivi, e infine infiltrato nell'area da trattare nella stessa seduta.
Il campo con la casistica più ampia resta quello muscoloscheletrico, dove la richiesta nasce quasi sempre dal dolore articolare cronico e dalla volontà di rinviare un intervento protesico. Accanto a questo si sono sviluppati filoni in aree molto diverse fra loro.
Ecco dove queste tecniche trovano oggi impiego clinico.
Nell'esperienza del nostro team il fattore che discrimina di più il risultato è lo stadio in cui si interviene. Un'articolazione con cartilagine residua risponde in modo diverso rispetto a una in cui lo spazio articolare è ormai scomparso, e la selezione del paziente conta più della tecnica impiegata.
Lo stato delle prove va descritto con precisione, perché è l'aspetto su cui la comunicazione commerciale di settore tende a forzare la mano. Esiste una letteratura consistente sui meccanismi d'azione e una casistica clinica in crescita, con risultati incoraggianti soprattutto in ambito muscoloscheletrico. Allo stesso tempo gli studi randomizzati di grandi dimensioni restano pochi, i protocolli variano fra i centri e il confronto diretto fra tecniche diverse è ancora limitato.
Questa situazione ha una conseguenza pratica sul modo di proporre il trattamento. Un'indicazione corretta spiega che cosa l'intervento può ragionevolmente offrire in quel caso specifico, su quali tempi e con quale grado di incertezza, e indica anche le situazioni in cui conviene scegliere un'altra strada. L'onestà su questo punto è parte della qualità clinica, non una concessione.
Esiste poi un criterio semplice per valutare una proposta terapeutica in questo campo. Una indicazione seria include sempre i casi in cui il trattamento è sconsigliato, indica un orizzonte temporale per la valutazione del risultato e prevede un percorso di controllo successivo. Quando invece viene presentato come adatto a qualunque quadro e a qualunque stadio, il problema riguarda il metodo prima ancora della tecnica.
Le direzioni di sviluppo più interessanti riguardano la standardizzazione delle procedure, la caratterizzazione di quello che viene effettivamente infiltrato e lo studio delle vescicole extracellulari come possibile via terapeutica senza cellule. Nel frattempo, la medicina rigenerativa resta una disciplina in cui la selezione del paziente, la qualità dell'esecuzione e il percorso riabilitativo associato pesano quanto il materiale biologico utilizzato.
No. I trattamenti rigenerativi autologhi impiegano cellule stromali mesenchimali adulte prelevate dal paziente stesso, in genere dal tessuto adiposo o dal sangue. Le cellule staminali embrionali appartengono a un ambito di ricerca completamente diverso e non vengono utilizzate in questo tipo di procedure.
Dipende dal tessuto, dallo stadio del danno e dalle abitudini della persona. In ambito articolare i benefici si sviluppano nell'arco di alcuni mesi e vengono generalmente rivalutati a distanza di un anno, con la possibilità di una seduta di richiamo. Un carico corretto e il percorso riabilitativo incidono in modo sostanziale sulla durata.
Dipende dall'applicazione. L'uso del tessuto adiposo autologo in ambito muscoloscheletrico ed estetico è una pratica clinica consolidata con una letteratura ampia, mentre altre applicazioni restano in fase di studio. Chiedere al medico in quale categoria rientra la proposta ricevuta è una domanda del tutto legittima.
Si affiancano, non si escludono. Il plasma ricco di piastrine concentra fattori di crescita con un'azione più rapida, mentre il tessuto adiposo microframmentato apporta cellule mesenchimali insieme alla matrice che le sostiene. In diversi protocolli le due tecniche vengono utilizzate in sequenza, con una scelta che dipende dal quadro clinico.
Contenuto rivisto dal comitato medico-scientifico di Image Regenerative. Le informazioni riportate hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la visita specialistica.
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