
Medicina Rigenerativa
Il seno che si presenta allo specchio dopo lo svezzamento è spesso diverso da quello che si ricordava: più vuoto nella parte alta, meno proiettato, con la ghiandola che sembra essersi spostata verso il basso. È una delle richieste più frequenti che riceviamo in visita, e quasi sempre arriva accompagnata da un senso di colpa che ha poche ragioni di esistere.
In Image Regenerative, nelle sedi di Milano e di St. Moritz, la mastopessi rigenerativa è la risposta chirurgica più richiesta per questo quadro, ma rappresenta una delle strade possibili e nemmeno sempre la prima.
Prima di parlare di soluzioni conviene capire che cosa succede davvero ai tessuti durante la gravidanza e l'allattamento, perché da lì dipende quali rimedi hanno senso e quali sono destinati a deludere.

Nell'esperienza clinica il fenomeno nasce dalla combinazione di quattro fattori, che agiscono insieme e con pesi diversi da donna a donna:
· L'involuzione della ghiandola mammaria dopo lo svezzamento, con il tessuto ghiandolare che si riduce e lascia un contenitore cutaneo dimensionato su un volume ormai superiore a quello reale.
· L'aumento di peso in gravidanza, tanto più incisivo quanto più rapido, che distende la cute oltre la sua capacità di ritrarsi spontaneamente.
· Il cedimento delle fibre di collagene ed elastina del derma, sollecitate per mesi da una tensione costante e non sempre in grado di recuperare la lunghezza iniziale.
· I fattori individuali, dalla predisposizione genetica al numero di gravidanze fino al fumo, che determinano quanta capacità di riadattamento conservi la pelle.
Merita una precisazione l'ordine dei fattori, perché contraddice una convinzione molto diffusa. Le modificazioni del seno cominciano in gravidanza, quando la ghiandola aumenta di volume sotto stimolo ormonale e la cute si distende, mentre l'allattamento interviene su un tessuto che ha già subito la trasformazione principale. È il motivo per cui il cambiamento si osserva anche in chi ha scelto di non allattare, e per cui attribuire tutto alla poppata è impreciso oltre che ingeneroso.
Cambia inoltre la distribuzione del volume più della quantità complessiva. La perdita si concentra nei quadranti superiori, quelli che danno la proiezione e la pienezza del décolleté, mentre il tessuto residuo si raccoglie in basso. Frequenti anche le modificazioni del complesso areola e capezzolo, che può risultare allargato o più scuro.
Svuotamento e ptosi descrivono due fenomeni distinti, che possono presentarsi insieme oppure separatamente. Lo svuotamento riguarda il volume, mentre la ptosi riguarda la posizione, e in particolare il rapporto tra il capezzolo e il solco sottomammario, cioè la piega naturale che segna la base del seno.
La classificazione clinica utilizza proprio questo riferimento anatomico, e da essa dipende la tecnica indicata.
Grado | Posizione del capezzolo | Approccio indicato |
Ptosi di primo grado | A livello del solco sottomammario | Mastopessi periareolare, in casi selezionati innesto di tessuto adiposo |
Ptosi di secondo grado | Da uno a tre centimetri sotto il solco | Mastopessi verticale |
Ptosi di terzo grado | Oltre tre centimetri sotto il solco | Mastopessi completa con cicatrice a T invertita |
Pseudoptosi | Capezzolo sopra il solco, volume concentrato in basso | Spesso risolvibile con il solo innesto di tessuto adiposo |
La distinzione ha conseguenze pratiche molto concrete. Una pseudoptosi, in cui il capezzolo è ancora in posizione corretta e manca solo la pienezza superiore, può essere corretta con un innesto di tessuto adiposo senza rimuovere cute. Una ptosi di terzo grado, al contrario, richiede necessariamente l'asportazione della pelle in eccesso, e proporre in quel caso il solo aumento di volume produce un seno più pesante e più basso di prima. La valutazione in visita, con la misurazione delle distanze, è quindi il passaggio che orienta tutto il resto.
Questa è la sezione in cui vale la pena essere precisi, perché intorno agli esercizi e alle creme circolano aspettative che l'anatomia smentisce. Il seno è composto da ghiandola, tessuto adiposo e un sistema di legamenti di sostegno, e poggia sul muscolo grande pettorale, ma al suo interno non contiene fibre muscolari che possano essere allenate.
Ne consegue che gli esercizi per il petto migliorano il piano su cui la ghiandola appoggia e possono aumentarne leggermente la proiezione, con un beneficio reale sulla postura e sull'aspetto complessivo del décolleté. Quello che l'allenamento non fa è risollevare la ghiandola ptosica o restituire pienezza al polo superiore, perché agisce su una struttura diversa da quella che ha ceduto.
Le creme hanno un ruolo altrettanto circoscritto. Migliorano l'idratazione, la compattezza superficiale e la tollerabilità della pelle, e nel periodo di massima distensione contribuiscono al comfort. Nessuna formulazione cosmetica raggiunge però il sistema legamentoso profondo, che è la struttura da cui dipende il sostegno.
Restano invece efficaci, e vale la pena dirlo, alcune misure meno appariscenti, come un reggiseno di supporto adeguato durante l'attività fisica, la stabilità del peso corporeo, l'astensione dal fumo e la protezione solare quotidiana sul décolleté, dove il fotoinvecchiamento accelera il cedimento del derma. Sono strumenti di prevenzione e di mantenimento, non di correzione.

La mastopessi è l'intervento che riposiziona il seno, perché rimuove la cute in eccesso, risolleva il complesso areola e capezzolo e ridisegna il cono mammario. Dura tra i sessanta e i novanta minuti e la scelta dell'incisione dipende dal grado di ptosi, con un principio semplice da tenere presente in consulenza, dato che più la cute da togliere è abbondante, più la cicatrice sarà estesa. La sutura intradermica e i protocolli di cura cicatriziale rendono le cicatrici poco percettibili nell'arco di dodici o diciotto mesi.
Quando alla ptosi si somma una carenza importante di volume, la mastopessi può essere associata a una mastoplastica additiva nella stessa seduta operatoria. Come osserva il Prof. Carlo Tremolada, un seno cadente non si corregge con la sola protesi, perché senza il riposizionamento dei tessuti l'impianto aggiunge peso a una struttura già cedevole.
Sul risultato nel tempo serve un'aspettativa realistica, ed è lo stesso Prof. Tremolada a sottolineare che la gravità continua ad agire sui tessuti anche dopo l'intervento, quindi a distanza di anni può rendersi opportuno un ritocco. I risultati si mantengono in genere tra i dieci e i quindici anni, con una qualità che dipende dalla stabilità del peso, dal supporto utilizzato e dalla protezione solare.
Sul timing la regola è attendere almeno sei mesi dalla fine dell'allattamento, con un peso stabile da altrettanto tempo, e rimandare l'intervento se sono in programma altre gravidanze, perché una gestazione successiva modifica nuovamente ghiandola e cute. La stagione conta meno di quanto si creda, con un vantaggio pratico per i mesi freddi, quando la cicatrice resta protetta dal sole e il reggiseno post-operatorio si porta con più comfort.
Il lipofilling utilizza il tessuto adiposo della paziente, prelevato da addome o fianchi, per restituire volume dove è mancato. La differenza che introduce la metodica Lipogems, sviluppata dal Prof. Carlo Tremolada, sta nel processamento, perché il tessuto viene microframmentato e purificato conservando la rete vascolare e la matrice extracellulare, insieme alle cellule stromali mesenchimali che vi risiedono.
Il risultato è un innesto che agisce su due piani. Sul piano volumetrico ripristina la pienezza del polo superiore e corregge le asimmetrie tra i due lati, che dopo l'allattamento sono frequenti. Sul piano biologico rilascia fattori di crescita che migliorano l'elasticità e lo spessore della cute, ottimizzano la cicatrizzazione quando la procedura è associata a un intervento chirurgico e restituiscono al tessuto una qualità che il solo riposizionamento non offre. È per questo che l'associazione con la mastopessi trasforma un intervento sottrattivo in una procedura anche rigenerativa, come descritto nel nostro approfondimento sulla mastoplastica rigenerativa con Lipogems.
Il trattamento può essere impiegato anche da solo, nelle pseudoptosi e nelle ptosi di primo grado in cui la posizione del capezzolo è ancora corretta. Restano però due limiti da dichiarare in visita. L'aumento di volume ottenibile con il tessuto autologo è misurato e non paragonabile a quello di una protesi, e una quota dell'innesto viene fisiologicamente riassorbita nei mesi successivi, ragione per cui in alcuni casi si programma una seconda seduta di rifinitura.
Molto di quello che si può fare si gioca prima, ed è una buona notizia per chi legge in gravidanza. Il controllo dell'incremento ponderale è la leva più efficace, perché un aumento graduale distende la cute in modo che il derma riesce a compensare. A questo si aggiungono un reggiseno di supporto della taglia corretta, indossato anche durante la notte nelle fasi di maggiore tensione, l'idratazione quotidiana della pelle e l'astensione dal fumo, che compromette la sintesi di collagene.
Durante l'allattamento contano la regolarità dello svuotamento e la correttezza dell'attacco, perché gli ingorghi ripetuti sottopongono la cute a picchi di distensione. Al momento dello svezzamento, la gradualità permette alla ghiandola di andare incontro a involuzione in modo progressivo, invece di lasciare bruscamente un contenitore cutaneo sovradimensionato.
Dopo, la variabile decisiva diventa il tempo. Il seno continua a modificarsi per sei o dodici mesi dopo l'ultima poppata, e valutare l'aspetto definitivo prima di quel termine porta spesso a conclusioni pessimistiche che i mesi successivi smentiscono. In quella finestra restano utili il mantenimento di un peso stabile, l'attività fisica con supporto adeguato e la protezione solare del décolleté, mentre la valutazione specialistica ha senso quando il quadro si è assestato.
Solo in parte. Le modificazioni principali avvengono in gravidanza, quando la ghiandola aumenta di volume e la cute si distende; l'allattamento agisce su un tessuto già trasformato. Il cambiamento si osserva infatti anche in chi ha scelto di non allattare, e dipende soprattutto da genetica, variazione di peso e qualità della pelle.
Almeno sei mesi dalla fine dell'allattamento, con un peso stabile da un periodo analogo. Il seno continua a modificarsi per sei o dodici mesi dopo l'ultima poppata, e una valutazione anticipata rischia di misurare una situazione ancora in evoluzione.
Servono, ma per obiettivi diversi da quelli che vengono loro attribuiti. Gli esercizi rinforzano il muscolo pettorale su cui il seno appoggia e migliorano la postura; le creme agiscono su idratazione e compattezza superficiale. Nessuno dei due può riposizionare una ghiandola ptosica o restituire volume al polo superiore.
Sì, attraverso il lipofilling con tessuto adiposo autologo, che è particolarmente indicato quando la richiesta di volume è contenuta e la posizione del capezzolo è ancora corretta. Quando l'aumento desiderato è importante, invece, la protesi resta l'opzione con cui confrontarsi.
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