Il tessuto adiposo veicola la chemioterapia direttamente nelle sedi tumorali in uno studio su un cane
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Primo utilizzo in assoluto della somministrazione farmacologica tramite MFAT per il mesotelioma
Questo studio ha esplorato un nuovo metodo per somministrare farmaci antitumorali utilizzando la tecnologia Lipogems®. I ricercatori hanno trattato un cane affetto da mesotelioma—un tumore raro e aggressivo che colpisce le membrane sierose delle cavità corporee. Hanno combinato tessuto adiposo micro-frammentato (grasso appositamente processato proveniente dal corpo stesso del paziente) con un farmaco chemioterapico chiamato paclitaxel. Questo ha creato un sistema di rilascio in grado di liberare il farmaco lentamente, proprio dove il tumore si stava sviluppando.
Il mesotelioma è estremamente difficile da trattare sia nei cani che nell'uomo. La maggior parte dei pazienti sopravvive meno di 18 mesi dalla diagnosi. I cani sviluppano questo tumore spontaneamente, rendendoli modelli preziosi per testare nuovi trattamenti che potrebbero essere utili anche per l'uomo.
Trattamento somministrato 17 volte nell'arco di quasi due anni
Il cane meticcio di sei anni ha ricevuto i trattamenti attraverso iniezioni ecoguidate nelle cavità toracica e addominale. Ogni sessione prevedeva:
Drenaggio del versamento dalla cavità toracica e addominale
Iniezione di circa sette millilitri di tessuto adiposo caricato con chemioterapico
Trattamento sia della cavità addominale che di entrambi i lati del torace
Nell'arco di 22 mesi, il cane ha ricevuto 17 trattamenti. Le sessioni erano distanziate in media di 38 giorni, con intervalli variabili da due settimane a 70 giorni tra una visita e l'altra.
Nessun effetto collaterale grave riportato durante il trattamento
Uno dei risultati più incoraggianti è stata la buona tolleranza del cane al trattamento. Gli esami del sangue mensili non hanno mostrato alterazioni. I ricercatori non hanno osservato effetti avversi significativi né a breve né a lungo termine. Non si sono verificati segni di tossicità farmacologica o reazioni allergiche—preoccupazioni comuni con la chemioterapia tradizionale.
Questo profilo di sicurezza è importante perché la chemioterapia standard causa spesso effetti collaterali significativi. Il tessuto adiposo sembrava proteggere l'organismo dagli effetti aggressivi del farmaco, pur continuando a veicolarlo dove necessario.
Il farmaco è rimasto localizzato anziché diffondersi in tutto l'organismo
Gli esami del sangue hanno rivelato che solo una minima quantità di chemioterapico è entrata nel circolo ematico. I ricercatori hanno misurato i livelli del farmaco a 30 minuti, due ore, quattro ore e otto ore dopo il primo trattamento. Hanno riscontrato basse concentrazioni in circolo nell'organismo.
Quando successivamente hanno analizzato campioni di tessuto dalla pleura e dal pericardio, hanno trovato che il farmaco era rimasto in quelle aree. Questo effetto di "permanenza locale" è importante perché:
Concentrazioni più elevate del farmaco nella sede tumorale possono essere più efficaci contro i tumori
Livelli più bassi del farmaco nel circolo ematico significano minori effetti collaterali sistemici
Il tessuto adiposo agisce come sistema a rilascio prolungato, estendendo la durata d'azione del farmaco
Il cane ha mostrato un miglioramento duraturo delle condizioni di salute
Prima del trattamento, il cane era debole, aveva perso l'appetito, presentava tosse, addome disteso e difficoltà respiratorie. Dopo l'inizio del trattamento con MFAT-paclitaxel, i ricercatori hanno osservato un miglioramento duraturo delle condizioni generali del cane.
Il trattamento ha prolungato notevolmente la sopravvivenza rispetto ai tempi tipici per questo tumore. Mentre i cani non trattati vengono spesso soppressi poco dopo la diagnosi, e i cani trattati sopravvivono tipicamente da due a 13 mesi, questo paziente è vissuto almeno 22 mesi durante il trattamento.
Cosa significa per i pazienti che stanno valutando le opzioni disponibili
Questo studio su un singolo paziente rappresenta la prima volta in cui il mesotelioma è stato trattato utilizzando il tessuto adiposo come sistema di veicolazione farmacologica. Sebbene i risultati ottenuti su un solo cane non possano garantire gli stessi esiti nell'uomo, questa ricerca suggerisce una direzione promettente che merita ulteriori approfondimenti.
L'approccio offre potenziali vantaggi rispetto alla chemioterapia tradizionale: somministrazione mirata, minori effetti collaterali sistemici e la possibilità di trattare tumori difficili da raggiungere nelle cavità corporee. I ricercatori raccomandano studi aggiuntivi per confermare questi risultati ed esplorare se questo metodo possa essere utile per altri tipi di tumore.
Se soffrite di mesotelioma, discutete tutte le opzioni disponibili con il vostro oncologo. Questo studio fornisce evidenze preliminari che la somministrazione farmacologica basata su MFAT è sicura e fattibile, ma sono necessarie ulteriori ricerche prima che possa diventare un'opzione terapeutica standard per l'uomo.
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Fonte: Zeira et al., Frontiers in Veterinary Science, 2021.
Pubblicazione Originale
Case Report: Microfragmented Adipose Tissue Drug Delivery in Canine Mesothelioma: A Case Report on Safety, Feasibility, and Clinical Findings
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Mesothelioma is a rare lethal tumor of dogs and humans involving cavities of the body. Dogs are considered a model for new drugs and therapeutic methods since they present spontaneous diseases similar to humans. Microfragmented adipose tissue (MFAT) uploaded by paclitaxel (PTX) is a drug delivery medium providing slow release of chemotherapic drugs. A dog affected by pleural, pericardial, and peritoneal mesothelioma was treated by 17 intracavitary ultrasound-guided injections of MFAT-PTX over 22 months. A long-lasting improvement of general conditions was observed, treatment was well-tolerated, and no toxicity or hypersensitivity was reported. Pharmacokinetic (PK) data indicated low drug localization in the circulatory system and a tendency to enter or remain in the extravascular compartments of the body. Indeed, low levels of free-circulating drugs for a short time produced low toxicity, whereas, a higher intracavitary PTX concentration can have major pharmacological efficacy. To our knowledge, this is the first time that mesothelioma has been treated using such a procedure, and this should be considered as a novel therapeutic approach. The low systemic absorption suggests the possible role of MFAT-PTX for loco-regional/intratumoral therapy also useful in other types of tumors, and further investigation is warranted.