
Medicina Rigenerativa
Basta un centimetro. Quando il capezzolo scende all'altezza della piega sotto il seno, o appena oltre, il cedimento ha già un nome clinico, ptosi, e una misura che orienta ogni scelta successiva.
In Image Regenerative, nelle sedi di Milano e di St. Moritz, il lifting del seno rigenerativo parte sempre da questa misura, perché l'espressione seno cadente descrive quadri molto diversi tra loro.
Capire in quale grado ci si trova, che cosa lo ha determinato e quale intervento lo corregge è il modo più sicuro per arrivare in visita con le aspettative giuste.
La ptosi mammaria è la discesa della ghiandola e del complesso areola e capezzolo rispetto alla loro posizione naturale sul torace. Il punto di riferimento è il solco sottomammario, la piega che segna la base del seno, e la ptosi si definisce proprio confrontando l'altezza del capezzolo con quella piega.
È una condizione estetica e non una malattia, ma per molte donne pesa sul modo di vestirsi e di sentirsi. Come ricorda la scheda clinica di StatPearls dedicata alla ptosi mammaria, il cedimento può comparire a qualunque età e con qualunque volume di seno, ed è legato soprattutto all'invecchiamento, a un seno molto voluminoso, al calo di peso, alla gravidanza e ai cambiamenti ormonali. La stessa scheda indica l'effetto sul benessere emotivo come uno degli aspetti di cui tenere conto.
Il processo comincia con la distensione della pelle e con il rilassamento dei legamenti che sostengono la ghiandola. Se il volume interno aumenta, quelle strutture smettono di reggerlo, e se diminuisce, come dopo un dimagrimento importante, la pelle resta in eccesso rispetto a ciò che deve contenere. Due donne con lo stesso aspetto allo specchio possono quindi avere problemi opposti, una di tessuti che hanno ceduto sotto un peso, l'altra di un involucro rimasto troppo grande.
Esiste poi un quadro che spesso viene confuso con la ptosi vera, la pseudoptosi. Qui il capezzolo resta al suo posto, mentre è il volume a scivolare verso la parte bassa del seno, e la distinzione cambia completamente l'indicazione.
La classificazione più usata in chirurgia plastica misura la distanza fra il capezzolo e il solco sottomammario e distingue quattro situazioni:
In visita la misura si prende in piedi, con le braccia lungo i fianchi, e si affianca ad altri elementi. Contano la distanza fra il giugulo e il capezzolo, la qualità e lo spessore della pelle, la quantità di ghiandola rimasta e l'eventuale asimmetria fra i due lati, frequente dopo una gravidanza o un dimagrimento. Il grado da solo dice quanto il seno è sceso, mentre questi elementi dicono che cosa serve per riportarlo in alto e con quale volume.
Il grado orienta soprattutto la tecnica. Nelle forme lievi l'incisione è contenuta e a volte la pelle da togliere è minima, mentre nelle forme più marcate il chirurgo deve accorciare l'involucro cutaneo, e ogni centimetro di discesa in più si traduce in una cicatrice un po' più lunga.
Alla base c'è quasi sempre il tempo. Con gli anni la pelle perde collagene ed elastina, i legamenti di sostegno si allungano e la ghiandola, soprattutto dopo la menopausa, lascia spazio a tessuto adiposo più morbido. È un'evoluzione fisiologica, che la qualità della pelle, in parte ereditaria, rende più rapida o più lenta da persona a persona.
La gravidanza è il secondo grande fattore. La ghiandola aumenta di volume sotto lo stimolo ormonale e la pelle si distende per accoglierla, poi dopo lo svezzamento il volume si riduce e il contenitore resta più ampio del contenuto. Il caso del seno svuotato dopo l'allattamento ha un approfondimento dedicato, e qui basta ricordare che il cambiamento comincia già durante la gestazione.
Contano poi le oscillazioni di peso, perché ogni ciclo di aumento e perdita sottopone la pelle a una distensione che non sempre recupera. Il volume del seno incide in modo diretto, dato che su un seno grande la gravità agisce con più forza e la ptosi compare prima, a volte già in giovane età. Gli esercizi per il petto rinforzano il muscolo pettorale, che sta sotto la ghiandola, e per questo migliorano il portamento senza risollevare il seno.
La mastopessi è l'intervento che riporta il seno nella sua posizione. Il chirurgo rimuove la pelle in eccesso, solleva il complesso areola e capezzolo e rimodella il cono mammario, in una procedura che dura in media fra sessanta e novanta minuti.
L'incisione dipende dal grado. Per le ptosi lievi basta un'incisione intorno all'areola, nascosta nel passaggio di colore della pelle. Le ptosi moderate richiedono un'incisione verticale, dall'areola al solco, mentre le forme severe aggiungono un tratto lungo il solco sottomammario, con la cicatrice a T rovesciata. Con la sutura intradermica e una cura attenta nei mesi successivi, nella maggior parte delle pazienti la cicatrice diventa appena visibile fra il primo anno e il diciottesimo mese.
La versione rigenerativa integra nell'intervento la metodica Lipogems, sviluppata dal Prof. Carlo Tremolada. Il tessuto adiposo prelevato dall'addome o dai fianchi viene processato e reinserito dove serve. Restituisce pienezza al polo superiore, aiuta a correggere le asimmetrie e migliora la qualità della pelle sovrastante, con un beneficio anche sulla cicatrizzazione. Così la mastopessi lavora anche sui tessuti, oltre che sulla forma.
La scelta dipende da due domande distinte, quanto il seno è sceso e quanto volume è rimasto. La mastopessi corregge la posizione, mentre il volume si recupera con una protesi o con il tessuto adiposo della paziente, e in molti casi la risposta giusta mette insieme le due cose.
Soluzione | Quando si considera | Che cosa fa | Da sapere |
Mastopessi senza protesi | Il volume è sufficiente e il problema è la posizione | Toglie la pelle in eccesso e risolleva ghiandola e capezzolo | La pienezza del polo superiore dipende dalla ghiandola rimasta |
Mastopessi con protesi | Il seno è sceso e ha perso molto volume | Solleva il seno e ne aumenta il volume nello stesso intervento | Un solo recupero al posto di due interventi separati |
Mastopessi con Lipogems | Serve pienezza in alto e la pelle va migliorata | Riposiziona il seno e reinserisce il grasso della paziente | Pseudoptosi e primo grado possono essere trattati anche con il solo Lipogems |
Nella pratica la protesi risponde a un problema di volume e la mastopessi a uno di posizione, e quando i due problemi convivono l'intervento li affronta insieme. Quando invece la ghiandola è ancora abbondante, togliere pelle e risollevare il seno basta a ottenere una forma piena e proporzionata, senza introdurre un impianto.
Fra protesi e tessuto adiposo la scelta riguarda quanto volume serve, quanto conta la sensazione al tatto e quanto la paziente desidera evitare un corpo estraneo. È una decisione che si prende insieme in visita, con le misure davanti.
Nell'esperienza del nostro team l'intervento dà il risultato più stabile quando ci sono alcune condizioni:
Un limite di età vero e proprio non c'è. Conta piuttosto il momento della vita, e una donna che pensa a un'altra gravidanza fa bene ad aspettare, anche se il cedimento la disturba, perché un intervento eseguito troppo presto andrebbe in parte rifatto.
Chi può scegliere preferisce spesso i mesi freddi, quando la cicatrice resta coperta e lontana dal sole e il sostegno da indossare dopo l'intervento pesa meno che in piena estate.

Il recupero segue tappe abbastanza prevedibili. Nei primi tre giorni il dolore è moderato e si controlla con analgesici per bocca, insieme a una sensazione di tensione che è normale. Dopo una settimana si torna alla doccia, evitando movimenti bruschi delle braccia, e fra la seconda e la quarta settimana cominciano il massaggio della cicatrice e le attività leggere. La forma si assesta fra il secondo e il terzo mese, mentre il risultato si stabilizza fra i sei e i dodici mesi, quando anche le cicatrici sono mature.
Nella maggior parte dei casi il seno resta in posizione per dieci o quindici anni. L'invecchiamento continua, ma parte da un punto più alto, e il rilassamento che compare dopo otto o dieci anni resta lontano dalla situazione di partenza. Durano di più i risultati di chi mantiene il peso stabile, indossa un reggiseno di sostegno e protegge la pelle dal sole, e nella versione rigenerativa un ritocco con Lipogems dopo cinque o sette anni aiuta a conservare il volume.
Le fotografie prima e dopo aiutano a capire che cosa aspettarsi, a patto di guardarle nel modo giusto. Il confronto ha senso con la stessa luce, la stessa postura e almeno sei mesi di distanza dall'intervento, e gli elementi da osservare sono l'altezza del capezzolo rispetto al solco, la pienezza del polo superiore e l'aspetto delle cicatrici. Più delle immagini migliori conta però la valutazione del proprio caso, perché ogni seno parte da un grado, da un volume e da una pelle diversi.
Le attività leggere riprendono fra la seconda e la quarta settimana, quando inizia anche il massaggio della cicatrice. La forma si assesta fra il secondo e il terzo mese e il risultato si stabilizza fra sei e dodici mesi, quando le cicatrici sono mature. Nei primi giorni il dolore è moderato e si controlla con analgesici per bocca.
Sì, quando il volume del seno è sufficiente e il problema riguarda soprattutto la posizione. In quel caso l'intervento toglie la pelle in eccesso e risolleva ghiandola e capezzolo. Se serve più pienezza nel polo superiore, al posto della protesi si può usare il tessuto adiposo della paziente processato con la metodica Lipogems.
Nella maggior parte dei casi fra i dieci e i quindici anni. Il seno continua a invecchiare partendo da una posizione più alta, e la durata dipende dalla qualità della pelle, dalla stabilità del peso, dal sostegno e dalla protezione solare. Una nuova gravidanza o un forte dimagrimento possono modificare il risultato.
Dipendono dal grado di ptosi. Le forme lievi richiedono un'incisione intorno all'areola, quelle più marcate un tratto verticale e, nei casi severi, uno lungo il solco. Con la sutura intradermica e una cura dedicata, nella maggior parte delle pazienti le cicatrici diventano poco percettibili dopo dodici o diciotto mesi.
Contenuto rivisto dal comitato medico-scientifico di Image Regenerative. Le informazioni riportate hanno finalità divulgativa e non sostituiscono la visita specialistica.
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